Casa in ristrutturazione con il ponteggio, i mattoni e i materiali del cantiere in giardino

Il nuovo ecobonus al 65% esiste già?

No: non esiste ancora un testo. Il documento sui conti pubblici che il Consiglio dei ministri ha approvato il 2 ottobre, il Documento programmatico di finanza pubblica pubblicato dal Ministero dell'Economia, non indica aliquote per i lavori in casa e rinvia le misure alla manovra, i cui testi non sono ancora stati approvati.

L'ipotesi nasce il 13 settembre da un'anticipazione del Sole 24 Ore, ripresa dall'ANSA: il governo studierebbe un ecobonus al 65% per lavori come infissi, pompe di calore, schermature e cappotti e, secondo il Corriere della Sera, che riprende la stessa notizia, il 65% varrebbe per l'abitazione principale e il 36% per le altre case.

Il 1° ottobre, davanti alla giunta esecutiva di Confartigianato, che chiede di portare la detrazione dal 50% al 65%, il viceministro dell'Economia Maurizio Leo ha detto che sull'efficienza energetica «possiamo tirare più su l'asticella» e, secondo il Sole 24 Ore, ha citato il cappotto termico e i pannelli solari, aggiungendo che non si possono fissare «percentuali prestabilite» per non ripetere gli errori del Superbonus.

Il 65% non è nuovo: secondo la scheda dell'Agenzia delle Entrate aggiornata al 26 gennaio 2026 valeva fino al 2024 per la maggior parte dei lavori di efficienza energetica, mentre dal 2025 l'aliquota dipende da chi paga e da quale casa riguarda la spesa.

Quanto si detrae oggi e quanto dal 2027?

Secondo la legge 199 del 30 dicembre 2025 (articolo 1, comma 22) le spese pagate nel 2026 si detraggono al 50% o al 36% e quelle del 2027 al 36% o al 30%: l'aliquota più alta spetta al proprietario, o a chi ha un diritto reale come l'usufrutto, se la casa è la sua abitazione principale.

È abitazione principale anche la casa in cui vive un tuo familiare (coniuge, parenti fino al terzo grado, affini fino al secondo); se però nello stesso anno fai lavori sia sulla casa in cui vivi sia su quella del familiare, l'aliquota più alta spetta solo per la tua, precisa la circolare 8/E dell'Agenzia delle Entrate del 19 giugno 2025.

Aliquote dell'ecobonus per chi paga e per tipo di casa (legge 199 del 30 dicembre 2025, articolo 1, comma 22; Agenzia delle Entrate). Ipotesi 2027: Corriere della Sera del 13 settembre 2026, che riprende il Sole 24 Ore.
Spese 2026 (legge in vigore) Spese 2027 (legge in vigore) Spese 2027 (ipotesi di stampa, senza testo di legge)
Proprietario della casa in cui vive lui o un suo familiare (abitazione principale) 50% 36% 65%
Proprietario di una casa affittata o di una seconda casa 36% 30% 36% (da decidere)
Inquilino 36% 30% Non indicata

Secondo l'Agenzia delle Entrate, se il tuo reddito supera 75.000 euro le spese che puoi detrarre in un anno, ecobonus compreso, hanno un tetto che dipende dal reddito e dai figli a carico.

Dal 2025 non si detrae più la sostituzione dell'impianto di riscaldamento con una sola caldaia a gas o a gasolio, anche a condensazione: secondo l'Agenzia delle Entrate restano ammessi i sistemi ibridi, con pompa di calore e caldaia a condensazione assemblate in fabbrica per funzionare insieme.

Cosa cambia se la casa è affittata?

Il proprietario di una casa che resta affittata detrae il 36% delle spese del 2026 e il 30% di quelle del 2027, perché secondo la guida dell'Agenzia delle Entrate del giugno 2026 l'abitazione principale è quella in cui vive abitualmente lui o un suo familiare, non l'inquilino.

Se invece fai i lavori sulla casa in cui abiti e poi la affitti, continui a detrarre con l'aliquota più alta le rate che restano, come precisa la circolare 8/E del 19 giugno 2025.

Se l'ipotesi del 13 settembre venisse confermata, la casa affittata resterebbe al 36%, sei punti sopra il 30% previsto per il 2027, ma il 2 ottobre il Corriere della Sera scriveva che resta da decidere se l'aumento riguarderà anche le seconde case.

Secondo l'Agenzia delle Entrate la detrazione riduce l'Irpef, non la cedolare secca né il reddito tassato con la cedolare, e chi ha solo redditi soggetti a un'imposta sostitutiva non può usarla.

Cosa può detrarre l'inquilino?

L'inquilino che paga i lavori detrae il 36% delle spese del 2026 e il 30% di quelle del 2027 anche se ci abita, perché l'aliquota più alta spetta solo a chi ha la proprietà o un diritto reale; secondo la guida dell'Agenzia delle Entrate del giugno 2026 conserva però le rate che restano anche se il contratto finisce.

Gli servono anche il consenso del proprietario ai lavori e un contratto registrato all'avvio dei lavori, che deve già esistere se paga qualcosa prima, secondo la guida dell'Agenzia delle Entrate sulle ristrutturazioni del febbraio 2026.

Cosa cambia pagando entro il 31 dicembre 2026 o dopo?

Pagando entro il 31 dicembre 2026 detrai il 50% o il 36%, dal 1° gennaio 2027 il 36% o il 30%, perché per le persone fisiche conta il giorno del pagamento e non l'inizio dei lavori: secondo la risposta dell'Agenzia delle Entrate n. 137 del 2024 è quello in cui dai l'ordine alla banca, non quello dell'addebito.

Secondo la guida dell'Agenzia delle Entrate del giugno 2026 devi però pagare con il bonifico bancario o postale parlante, che riporta la causale, il codice fiscale di chi detrae, il numero e la data della fattura e la partita Iva o il codice fiscale della ditta.

Per i lavori sulle parti comuni del condominio conta invece l'anno in cui paga l'amministratore, purché tu versi la tua quota al condominio entro la scadenza della dichiarazione dei redditi, secondo la guida dell'Agenzia delle Entrate sulle ristrutturazioni del febbraio 2026.

Per il 65% restano da decidere case, contribuenti, lavori ammessi e tetti di detrazione, scriveva il Corriere della Sera il 2 ottobre.

Secondo l'ENEA, se i lavori finiscono nel 2027 la scheda va inviata entro 90 giorni dalla fine dei lavori o dal collaudo, anche per le spese pagate nel 2026.

Quando si saprà se il 65% c'è?

Lo dirà il disegno di legge di bilancio, che per la legge 196 del 2009 (articolo 7) il governo deve presentare alle Camere entro il 20 ottobre e che va approvato entro il 31 dicembre; prima, entro il 15 ottobre, il governo invia alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio, cioè il progetto della manovra.

Domande frequenti sull'ecobonus

Se vendo la casa, a chi vanno le rate che restano?

All'acquirente, se è una persona fisica, salvo un diverso accordo nell'atto di vendita: lo prevedono le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate al modello Redditi 2026.

Si può ancora scegliere lo sconto in fattura o la cessione del credito?

No, salvo casi particolari: secondo l'Agenzia delle Entrate, dal 17 febbraio 2023 il decreto Cessioni vieta lo sconto in fattura e la cessione del credito per i lavori di efficienza energetica, e la detrazione si recupera in dieci rate annuali.

Se la casa è affittata ora e poi ci vado ad abitare, spetta l'aliquota più alta?

Sì, se ne sei già proprietario, o usufruttuario, quando inizi i lavori o, se viene prima, quando paghi la prima spesa: secondo l'Agenzia delle Entrate l'aliquota più alta spetta anche se la casa diventa la tua abitazione principale solo alla fine dei lavori.